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RISPOSTE AL QUESTIONARIO
Per poter dare risposte il più esaurienti possibile al questionario,
ma anche e soprattutto per vivere una reale esperienza "sinodale"
-di coinvolgimento delle diverse realtà parrocchiali-, si è
proceduto nel seguente modo: 27 Dicembre 2002 (Salone Parrocchiale: ore 17 -
20)
7 Gennaio 2003 9 Gennaio 2003 (Anti Salone: ore 19) 10 Gennaio 2003 (Anti Salone: ore 19) - Tra il 10 e il 17 Gennaio è stata elaborata dal Diacono A. Bucciero e dalla signora Anna Maria Cuomo una sintesi unitaria di tutti i documenti pervenuti, che è stata poi presentata il 17 Gennaio al Consiglio Pastorale Parrocchiale allargato a chiunque volesse partecipare: in questa sede il documento finale è stato discusso, ed approvato a maggioranza qualificata. In tal modo il seguente documento risulta essere la sintesi delle riflessioni di ogni realtà parrocchiale che però ha tentato di dare delle risposte partendo dalle proprie esperienze e dalla percezione personale dei fenomeni osservati. Occorre pertanto premettere che non si può dare alle affermazioni contenute in esse un valore assoluto, ma relativo alla conoscenza dei fenomeni propria ad ogni gruppo. RISPOSTE AL QUESTIONARIO PROPOSTO
La parola che viene da Dio, di Dio possiede la potenza e l’efficacia. Perciò, sia pure in modo diverso, secondo i momenti e le forme, ogni atto di predicazione è glorificazione di Dio ed evento salvifico per gli uomini. La predicazione non è semplice comunicazione di sapere, ma trasmissione di una parola che invita, interroga, provoca, consola, crea comunione e salva. Deve esserne consapevole, con trepidazione e con fiducia, chi assolve questo compito in qualsiasi modo e forma: nell’azione che egli compie, è presente la grazia della parola, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (RC 35). La Chiesa predica la parola anzitutto mediante il ministero dei Pastori e di coloro che essi associano alla propria missione. Tale ministero assume espressioni pubbliche e ufficiali, quali sono, in primo luogo, le diverse forme di evangelizzazione e di catechesi, omelia e la celebrazione della parola (RC 22). L’omelia è parte integrante dell’azione liturgica, di cui assume i movimenti e le caratteristiche. Con l’omelia, il ministro competente annuncia, spiega e loda il mistero cristiano che si celebra, perché i fedeli lo accolgano intimamente nella loro vita e a loro volta si dispongano a testimoniarlo nel mondo... La fede e la speranza di chi si fa ministro della parola devono trasparire nel momento dell’omelia, di modo che chi ascolta possa cogliere la perenne attualità del mistero della salvezza, voglia assumerlo come norma di vita e perseveri in una convinzione operosa (RC 29). o La nostra comunità, nei suoi gesti e nel suo comportamento, esprime il convincimento della potenza e dell’efficacia della parola che viene da Dio? o Si è diffusa la mentalità per la
quale la parola non può essere ascoltata solo con gli orecchi,
ma deve giungere al cuore per convertirsi? o Se la Parola giunge a noi soprattutto mediante il ministero dei Pastori, riteniamo sinceramente che davvero la predicazione dei nostri sacerdoti, diaconi ed annunciatori sia “evento salvifico”? Sono davvero fedeli annunciatori e credibili testimoni di ciò che annunciano? o L'omelia è la forma “normale” dell’annuncio della Parola al popolo di Dio, è l’opportunità offerta alla comunità che si raccoglie nel “Giorno del Signore”: pensate che siano sempre adeguati i contenuti, lo stile, l’efficacia delle omelie? Sapreste presentare, spinti solo dall’amore per la Parola e con spirito autenticamente fraterno, suggerimenti e richieste ai vostri pastori? Quella parte della Comunità che ha ricevuto una qualche formazione,
o che opera nelle diverse attività pastorali, nonché quella
dei più assidui, denota compostezza e raccoglimento nell’ascolto
della Parola proclamata, avendone percepita la potenza e l’efficacia;
tuttavia è una minoranza, mentre gran parte della Comunità
parrocchiale resta ai margini e non approfondisce la fede, anche se c’è
il convincimento che la Parola del Signore debba essere interiorizzata
perché possa permeare ogni aspetto della nostra esistenza. Riconosciamo
però, che è un processo lungo e difficile; infatti ogni
membro attivo della nostra Comunità, quotidianamente si sforza
di vivere coerentemente la Parola ascoltata anche se a volte incontriamo
delle difficoltà nei rapporti interpersonali che limitano la possibilità
di essere buoni testimoni, nonostante gli sforzi compiuti in questa direzione
dai nostri Pastori. Infatti è convinzione generale che essi siano
credibili testimoni della Parola che salva, e le omelie, forma normale
dell’annuncio, quasi sempre riescono a toccare nel profondo i fedeli,
ma a volte risultano stancanti perché troppo lunghe e non adeguate
all’uditorio. 2. PRIMO ANNUNCIO O PRIMA EVANGELIZZAZIONE L’evangelizzazione propriamente detta è il primo annuncio della salvezza a chi, per ragion varie, non ne è a conoscenza o ancora non crede. Questo ministero è essenziale alla Chiesa oggi come nei primi secoli della sua storia, non soltanto per i popoli non cristiani, ma per gli stessi credenti. L’esperienza pastorale attesta, infatti, che non si può sempre supporre la fede in chi ascolta. Occorre ridestarla in coloro nei quali è spenta, rinvigorirla in coloro che vivono nell’indifferenza, farla scoprire con impegno personale alle nuove generazioni e continuamente rinnovarla in quelli che la professano senza sufficiente convinzione o la espongono a grave pericolo (RC 25). Un primo annuncio del vangelo, incentrato sulla persona di Gesù Cristo e sul mistero pasquale, viene portato, in vista della conversione, a coloro che ancora non l’hanno conosciuto o sono rimasti indifferenti o increduli (CdA 625). Negli Atti degli Apostoli, nelle Lettere e nell’Apocalisse possiamo ascoltare il contenuto del primo annuncio dell’evento Gesù, l’esperienza nuova fatta dalle prime comunità credenti, la riflessione profonda sul mistero di Gesù e la luce nuova che da lui si proietta sul mistero di Dio e sulla storia umana (CG 1, 21) L’evangelizzazione è fondamentalmente sempre la stessa, ma assume accentuazioni diverse secondo le situazioni. Si chiama... nuova evangelizzazione quando riguarda ambienti di tradizione cristiana scristianizzati; attività missionaria in senso specifico quando è destinata a popolazioni che ancora ignorano Cristo (CdA 573) o Le nostre comunità sono consapevoli della necessità di una “nuova evangelizzazione” non solo per i non cristiani, ma anche per coloro che, pur dichiarando di essere seguaci di Gesù Cristo, hanno assunto una mentalità scristianizzata? o A che punto siamo con il “primo annuncio” di Gesù Cristo Risorto ai battezzati e credenti, che vivono nell’indifferenza o ai margini della vita parrocchiale? Nella nostra comunità il fenomeno dell’indifferenza è presente veramente in modo drammatico? o Nella nostra comunità parrocchiale quali iniziative e quali possibilità concrete di accostamento alla Parola di Dio vengono offerte ai “lontani”? Tra quelle che conoscete, quale sarebbe bene valorizzare di più? o A che punto siamo con l’annuncio ai giovani, agli adulti ed alle famiglie, soprattutto se in situazione di indifferenza? Quali iniziative, voi, sapreste suggerire come necessarie ed impellenti? o Nella nostra esperienza umana e cristiana avvertiamo la Pasqua di Gesù, il mistero cioè della sua morte e resurrezione, come un avvenimento che ci riguarda da vicino e profondamente? È sempre il nucleo di ogni annuncio e predicazione nella nostra parrocchia? Tutti siamo consapevoli dell’urgenza di una nuova evangelizzazione che possa raggiungere i lontani e tutti coloro che, pur battezzati, vivono da non cristiani; tuttavia si avverte che il compito è molto arduo in un mondo secolarizzato e a volte indifferente al messaggio. Le iniziative dirette ai battezzati lontani sono insufficienti e risultano efficaci solo per le persone che hanno un contatto, seppure occasionale, con la Parrocchia (somministrazione dei Sacramenti, funerali ). E’ difficile quantizzare l’indifferenza religiosa, ma lo stesso bisogno e ricerca del Sacro, ci fa ritenere che questo fenomeno non sia poi così drammatico. Però la nostra Comunità parrocchiale può ritenersi ancora una comunità “seduta” , ferma ad aspettare che i lontani si avvicinino; si avverte la necessità di una “missione” per raggiungerli. Per ora si coglie l’occasione di un primo annuncio solo durante le celebrazioni dei Sacramenti e dei funerali. Oltre questi momenti, ci sono dei tentativi perché arrivi l’annuncio ai giovani, agli adulti e alle famiglie, ma appaiono ancora non del tutto adeguate; c’è bisogno di nuove iniziative più visibili all’esterno, in contesti diversi dalla chiesa e in orari che tengano conto delle diverse esigenze degli abitanti, che permettano soprattutto l’aggregazione dei giovani e degli anziani. Attraverso queste iniziative a tutti deve arrivare il messaggio della centralità della Pasqua. Infatti non tutti i credenti hanno acquisito che la Pasqua di Gesù è un evento salvifico che riguarda tutti noi profondamente: basta pensare agli atteggiamenti pessimisti, alla chiusura mentale e spirituale, alla depressione che colpiscono tante persone. Perciò è necessario che il mistero della Morte e Resurrezione di Gesù Cristo sia sempre il nucleo di ogni annuncio e predicazione, cosa che avviene puntualmente nella nostra Parrocchia.
Nelle epoche successive, fino ad oggi, gli adulti che si fanno cristiani passano attraverso un itinerario di fede più o meno lungo, che si chiama catecumenato, e arrivano a ricevere in un’unica celebrazione il battesimo, la cresima e l’eucaristia. Le cose vanno diversamente per i bambini. In oriente ricevono i tre sacramenti insieme, poco dopo la nascita. In occidente li ricevono distanziati l’uno dall’altro, in varie età, per ragioni di ordine pastorale ed educativo; ma anche in questo caso rimane chiaro che si tratta di un solo evento complessivo di iniziazione al mistero di Cristo e della Chiesa. Sempre comunque i tre sacramenti esigono di essere integrati con un itinerario di formazione: si può battezzare un bambino solo se nel suo ambiente esiste una concreta possibilità di educazione cristiana. I doni di Dio sono gratuiti, ma devono essere accolti consapevolmente e vissuti responsabilmente (CdA 665). Battesimo, cresima ed eucaristia formano un'unità sacramentale dinamica, e vengono celebrati in un’unica liturgia per i candidati adulti. Essa è preceduta nel tempo da altri riti: ammissione al catecumenato, elezione o iscrizione del nome, scrutini, consegne del simbolo e della preghiera del Signore, riti immediatamente preparatori, che si concludono con l’unzione mediante l’olio dei catecumeni. Dopo la celebrazione dei tre sacramenti, il cammino prosegue con il tempo della “mistagogia”, per una più profonda comprensione del mistero celebrato (CdA 674). o La nostra comunità parrocchiale ha preso consapevolezza che i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima, eucarestia) non possono essere delle “cerimonie” o dei “riti sociali”, quasi un pretesto per organizzare feste di famiglia, ma “eventi” di fede che devono consapevolmente coinvolgere chi li riceve e le loro famiglie? o La nostra comunità parrocchiale condivide la scelta della Chiesa italiana di ripristinare il “catecumenato” degli adulti inteso come “processo globale attraverso il quale si diventa cristiani”? Si è disposti ad accettarlo come “un cammino diffuso nel tempo, scandito dall'ascolto della Parola, dalla celebrazione dei Sacramenti di Dio, dall'esercizio di carità e dalla testimonianza dei discepoli del Signore attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana e s i impegna a vivere come figlio di Dio"? o Qual è la situazione della nostra parrocchia? che cosa si può fare di più? o Quali itinerari sono già stati attivati per la formazione degli adulti e dei giovani? La pastorale sacramentale
dell’iniziazione cristiana è molto curata nella nostra comunità,
coinvolgendo di solito sia il candidato che i familiari perché
percepiscano il Sacramento come evento salvifico; ma riteniamo che per
una buona parte dei fedeli l’approccio ai Sacramenti avvenga ancora
per tradizione e che tutto si riduca ad una cerimonia e ad una festa;
e da ciò deriva l’allontanamento, dopo questo momento celebrativo,
dalla vita della chiesa. In quest’ottica, il ripristino dell’itinerario
catecumenale sembra essere il cammino più opportuno perché
gli adulti non battezzati o appartenenti ad altre religioni possano maturare
la consapevolezza di una scelta cristiana; alcuni operatori pastorali
ritengono che questo cammino debba essere adattato alle nuove esigenze
della società moderna con segni e modi che possano parlare all’uomo
di oggi; inoltre un itinerario catecumenale può aiutare anche i
giovani ed i ragazzi a rientrare o rimanere nella Chiesa.
Con la catechesi, la Chiesa si rivolge a chi è già sul cammino della fede e gli presenta la parola di Dio in adeguata pienezza, “con tutta longanimità e dottrina”, perché, mentre si apre alla grazia divina, maturi in lui la sapienza di Cristo. Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede: questa è la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa (RC 38) La liturgia è una fonte inesauribile per la catechesi. Difficilmente si potrebbe trovare una verità di fede cristiana, che non sia in qualche modo esposta nella liturgia: le celebrazioni liturgiche sono una professione di fede in atto... La catechesi vi ricorre con saggia frequenza, anche per rendere più cosciente la partecipazione all’azione liturgica (RC 117). La fede abilita il credente al culto, che la Chiesa rende a Dio con la sacra liturgia e nella preghiera personale di tutti i suoi membri. Promuovere una matura mentalità di fede, significa educare i credenti all’adorazione, al rendimento di grazie, alla penitenza, al senso della comunità, alla familiarità con i segni che indicano la presenza di Dio e in vario modo lo comunicano; in una parola, introdurli alla comprensione e all’esercizio del sacerdozio regale, con il quale sono consacrati dallo Spirito Santo (RC 44). La fede opera nella carità. Educare alla maturità cristiana significa, pertanto, insegnare che la fede, senza le opere, è morta. Tutta la vita dell’uomo deve apparire come vocazione a conoscere e ad amare Dio e il prossimo nelle concrete situazioni dell’impegno cristiano e, alla fine, nella beatitudine della comunione eterna. Dio stesso è il fondamento della carità: “se Dio ci ha amato così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo a vicenda, Dio rimane in noi e l’amore di Lui è perfetto in noi (RC 47). La catechesi deve introdurre i credenti nella pienezza dell’umanità di Cristo, per farli entrare nella pienezza della sua divinità. Lo può fare in molti modi, muovendo da premesse e da esperienze diverse, seguendo metodi diversi, secondo l’età, le attitudini, la cultura, la problematica, le angosce e le speranze di chi ascolta. La catechesi mette particolarmente in luce i lineamenti della personalità di Gesù Cristo, che meglio lo rivelano all’uomo del nostro tempo: la sua squisita attenzione alla Sofferenza umana, la povertà della sua vita, il suo amore per i poveri, i malati, i peccatori, la sua capacità di scrutare i cuori, la sua lotta contro la doppiezza farisaica, il Suo fascino di capo e di amico, la potenza capovolgitrice del suo messaggio, la sua professione di pace e di servizio, la sua obbedienza alla volontà del Padre, il carattere profondamente Spirituale della sua religiosità (RC 60). o Nella nostra parrocchia abbiamo tutti compreso che la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa consiste nel nutrire e guidare la mentalità di fede? E cioè, educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo? o Siamo convinti che la fondamentale occasione per far catechesi ci viene dalla liturgia? Quali connessioni abbiamo stabilito tra catechesi e liturgia? E quali rapporti di fatto si stabiliscono tra catechesi ed azione caritativa? o Quale importanza viene attribuita alla liturgia e alla celebrazione dei sacramenti nella nostra comunità e nei nostri gruppi catechistici con gli adulti ed i giovani? Quali proposte operative sapremmo proporre ai nostri pastori? Riteniamo acquisito da parte dei Catechisti
che la loro missione è educare alla Fede, alla conoscenza di Cristo
quale modello cui uniformare la nostra vita e che essere Catechisti presuppone
una scelta di vita esigente e radicale, che deve estrinsecarsi in uno
stile di vita coerente. Ci rendiamo conto, però, dall’atteggiamento
di alcuni di noi che abbiamo ancora da fare un buon cammino.
Il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia sono sacramenti intimamente connessi tra loro. Costituiscono infatti tre tappe di un unico cammino di fede e di vita, attraverso il quale la Chiesa introduce i credenti nel mistero pasquale di Cristo, rendendoli creature nuove, figli di Dio, membra vive del suo popolo santo. Sono i sacramenti della iniziazione cristiana... Anche oggi la catechesi che prepara e segue la celebrazione di questi sacramenti tende allo stesso scopo: introdurre i cristiani a vivere pienamente la propria esistenza in Cristo e nella Chiesa, pronti a rendere conto della propria fede di fronte a tutti (CR 4, 81). L’iniziazione cristiana è l’inserimento dei credenti in Cristo morto e risorto come membri del suo popolo profetico, regale e sacerdotale, per morire al peccato e vivere da figli di Dio, facendo “la verità nella carità” (Ef 4,15). Si attua nell’educazione alla fede e nei sacramenti del battesimo, della cresima e dell’eucaristia (CdA, 664). o L’esperienza attuale della nostra comunità parrocchiale può essere considerata come un cammino d’iniziazione cristiana? o Esiste nella comunità parrocchiale un concreto impegno per iniziare alla vita cristiana li piccoli e i giovani che si preparano a celebrare i sacramenti del battesimo, della cresima e della eucaristia? Come manifestiamo questo impegno? o Sapreste indicare, dal vostro punto di vista, perché molti dopo la celebrazione del sacramento della confermazione si allontanano praticamente dalla partecipazione alla vita ecclesiale e che cosa si può fare per evitarlo? o Cosa proponete per promuovere una rinnovata coscienza del significato dei sacramenti dell’iniziazione cristiana nelle persone del nostro ambiente? Nella nostra Comunità
si evidenzia lo sforzo e l’impegno di realizzare un cammino di iniziazione
cristiana all’interno del quale le celebrazioni dei Sacramenti sono
considerate tappe del cammino; anche se, ancora per gran parte dei nostri
parrocchiani gli stessi sono sentiti come un obbligo sociale e tradizionale
e vengono vissuti come momenti fini a se stessi. In opposizione a questa
realtà c’è un concreto impegno dei numerosi catechisti
che preparano i piccoli ed i giovani a celebrare i sacramenti dell’iniziazione
cristiana come si evince anche dalla recente attuazione di una metodologia
che si avvicina di più ai linguaggi dei ragazzi. Nonostante però
questa cura da parte dei catechisti, sono ancora molti i ragazzi che si
allontanano dalla partecipazione alla vita ecclesiale le cui motivazioni
sono molteplici: il cammino di preparazione è ancora finalizzato
ai Sacramenti; i giovani non vivono la Fede all’interno di una vita
ecclesiale, ma in maniera intimistica; la formazione rivolta a giovani
non è in grado di adattarsi alle loro esigenze e non esiste una
continuità del cammino; infine parte di responsabilità deve
essere ascritta alla disgregazione di molte famiglie e al disinteresse
che mostrano riguardo al cammino di formazione religiosa dei loro figli.
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