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Canonico
Vincenzo Cangiano
Nato
a Napoli il 28 maggio 1896 e morto il 5 dicembre 1980. Fu ordinato sacerdote
il 21 settembre del 1922; il 7 dicembre 1927 fu nominato Rettore della
Baracca al Rione Duca d'Aosta, adibita a chiesa.
Curato
dall’1 gennaio 1932 dopo che il 9 dicembre del 1931 con decreto vescovile
fu eretta la parrocchia dell'Immacolata in Fuorigrotta di cui fu poi Parroco
dal 25 gennaio 1936 al 13 aprile 1959
IN
PACE CHRISTI!
Can. Vincenzo Cangiano
Il 5 dicembre
1980, nella sua casa al Viale Augusto, dove, da tempo si era ritirato
in meditata e volontaria solitudine, ha cessato di vivere il Canonico
Vincenzo Cangiano, primo Parroco e fondatore della Parrocchia Immacolata
a Fuorigrotta. Era nato il 28 maggio 1896.
Dire di un
Sacerdote con, alle spalle, una lunga attività pastorale, non è
agevole per nessuno. Si rischia una certa incompletezza e deformazione,
perché il meglio della capacità operativa sfugge all'analisi
ed è tutta chiusa e ristretta nel travaglio interiore di chi, responsabile
del processo formativo delle anime, ne vive, ogni giorno, le gioie e le
amarezze, le ansie e i tormenti che lo stesso impegno ministriale comporta.
Chi scrive
queste poche note, lo conobbe nel pieno della sua attività giovanile
e gli riconosce con meritata gratitudine, di averlo iniziato agli studi
di latino e greco infondendo e stimolando l'ansia e la gioia dell'apprendimento.
Il suo curriculum
può essere tracciato grosso modo, così:
Fu ordinato
Sacerdote, dopo aver terminato gli studi teologici presso i Padri Gesuiti
a Villa S. Luigi, il 23 settembre 1922 nella Cattedrale di Pozzuoli dal
Vescovo del tempo Mons. Giuseppe Petrone.
Nel 1928 conseguì
la laurea in Diritto canonico e civile chissà se non anche spintovi
da un bisogno innato, che gli dové procurare non poche amarezze,
di colmare il dissidio che si nasconde in noi, nella ricerca costante
di un rapporto di amore e di giustizia, troppo spesso conteso.
L'Istituto
Case Popolari aveva risposto ai bisogni della popolosa zona di Fuorigrotta,
in continua espansione, con la costruzione di un vasto Rione, che, se
ricco di fabbricati, non risolveva i bisogni spirituali.
Occorreva una
Chiesa sul posto e lo zelo pastorale del Vescovo Petrone ottenne, dallo
stesso Istituto costruttore, che si allestisse un capannone in legno ove
il giovane Cangiano, nominatovi Rettore il 7 dicembre 1927, fresco di
studi e di energie, profuse il meglio di sé.
Si impegnò
nell'Azione Cattolica giovanile e in una vasta attività pastorale
fino a quando, su suolo donato dallo stesso Istituto, per la erigenda
Parrocchia, non ne vide la rapida realizzazione. Con Decreto vescovile
del 9 dicembre 1931 la Chiesa fu eretta a Parrocchia, dedicata all'Immacolata
e affidata al giovane Sacerdote Cangiano in qualità di Economo
Curato.
Piace ricordare
come, negli scavi eseguiti per le fondamenta, sia venuta alla luce, quasi
presagio e monito di quanto si andava realizzando, una vecchia acquasantiera
in maiolica che veniva murata in sacrestia.
L'8 di agosto
1934 il Sacerdote Vincenzo Cangiano venne designato Difensore del Vincolo.
Il 25 gennaio 1936 nominato Parroco dell'Immacolata vi prendeva solennemente
possesso.
Vi rimase fino
al 13 aprile 1959, quando per motivi di salute, chiese ed ottenne dall'Eminentissimo
Cardinale Castaldo di essere esonerato dall'incarico parrocchiale.
Promosso Canonico
Onorario della Cattedrale e Rettore della Chiesa di S. Maria di Costantinopoli
a Fuorigrotta, si ritirò nella sua casa privata.
Fu esaminatore
prosinodale, assistente spirituale dell'Arciconfraternita di Maria SS.
del Rosario e S. Francesco e ogni anno, il 2 novembre, non mancò
mai di celebrare con la rituale omelia la S. Messa solenne al Cimitero.
Ma se la costruita
Parrocchia lo rendeva fiero ed orgoglioso (chi lo visitava era indotto
a vedere alle pareti i vari ricordi fotografici della inaugurazione e
lo ascoltava rievocare con palese soddisfazione il faticoso svolgersi
delle fasi di realizzazione), gli va riconosciuta a merito e a lungimirante
capacità, una nuova operante realtà.
Perché
a coronamento della sua attività parrocchiale che riconosceva impari
ai bisogni di una popolazione in continuo sviluppo, si impegnò,
allo stremo delle sue energie, a superare le non poche difficoltà
che sembravano far naufragare sul nascere, il sogno di avere, nella zona
della Parrocchia stessa, un Istituto religioso di indiscusso prestigio,
che affiancasse all'ammaestramento dottrinale la formazione cristiana
dei giovani.
Si batté
senza arrendersi mai, col coraggio delle sue convinzioni, sino a quando,
crollate le ultime resistenze, vide accolto il suo desiderio che colmava,
nella popolosa zona, un vuoto fortemente sentito.
Oggi le Scuole
Pie, a Fuorigrotta, dall'Asilo al Liceo, costituiscono quanto di più
prezioso ed utile si potesse auspicare e ne vada il merito a chi le ideò
e le volle, a chi sapientemente le guida ma anche a chi difese il progetto
e ne sollecitò la realizzazione.
La Chiesa puteolana,
mentre perde un suo figlio consacrato gode di saperlo operatore di bene
e di pensarlo nella luce interminabile di Dio.
Sac.
ARMANDO DELLA MONICA
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Don
Attilio
Ferrigno
nato
il 29 settembre 1912
morto
il 23 gennaio 1994
Parroco
fino al 30 settembre 1981
nella foto Don Attilio è con il compianto Diacono
Salvatore Salemme
In memoria
di don Attilio Ferrigno
Il 23 gennaio 1994 nella sua abitazione a Fuorigrotta è tornato
a Dio Don Attilio Ferrigno, Canonico del Capitolo della Cattedrale di
Pozzuoli, dove era nato il 29 Settembre 1912.
Ha concluso, così, nel silenzio
e nella preghiera la sua lunga ed operosa giornata terrena. Consumato
per la lunga malattia che gli impediva ogni movimento e per sette anni
l'ha costretto a letto ? costantemente assistito con ammirevole dedizione
dalla cognata signora Maria e dai nipoti ? fino all'ultimo è stato,
per quanti lo conoscevano e lo frequentavano, esemplare presenza umana
e cristiana. Lui, sempre avaro di parole, ha insegnato, con la serenità
e l'interesse per gli altri, dal suo letto, quanto è importante
rìngraziare Dio per tutto ciò che ci capita e come veramente
tutto serva a realizzare il disegno di amore che il Signore ha su ciascuno
di noi.
Don Attilio sì è addormentato
nel Signore alle ore 20 di domenica 23 gennaio. Lunedì pomeriggio
i suoi resti mortali sono stati esposti alla venerazione dei fedeli nella
Chiesa di S. Maria Immacolata dove per tanti anni aveva esercitato il
suo ministero dì parroco.
Martedì 25, alle ore 11, sono state
celebrate le esequie presiedute dal Vescovo di Pozzuoli Mons. Silvio Padoin
il quale, all'omelia, ha ricordato questa figura esemplare di sacerdote
e di parroco. Concelebravano con il Vescovo i parroci della zona ed altri
sacerdoti, in segno di partecipazione dell'intero presbiterio diocesano
all'estremo saluto al confratello tanto stimato ed apprezzato.
Don Attilio frequentò la scuola
tecnica a Pozzuoli e successivamente entrò in seminario conseguendo
anche la licenza ginnasiale. Passò poi al Seminario Regionale Pìo
XI di Salerno dove frequentò il liceo e i corsi di teologia. Fu
ordinato sacerdote da Mons. Alfonso Castaldo nella Cattedrale di Pozzuoli
il 23 luglio 1939. Subito dopo venne impegnato come confessore in Seminario
e nominato assistente diocesano della Gioventù Femminile di Azione
Cattolica, incarico che lasciò quando divenne parroco.
In realtà Padre Attilio esercitò
il ministero sacerdotale quasi esclusivamente a Fuoigrotta dove venne
destinato subito dopo la sua ordinazione sacerdotale.
Terminata la guerra, quando Fuorigrotta
divenne uno dei poli dello sviluppo della città di Napoli, il Vescovo
di Pozzuoli avvertì la necessità di dirottare in zona alcuni
sacerdoti con il compito di provvedere al ripristino della cura delle
anime nell'antica parrocchia matrice di S.Vitale della quale era stata
demolita finanche la Chiesa.
Vennero, così, Mons. Vincenzo Cafaro,
come Vicario Economo, che operava nella Chiesa del Buon Pastore, don Attilio
Ferrigno destinato alla chiesetta dei Sacri Cuori in Via Cumana. E mentre
a mons. Cafaro successivamente fu affiancato don Francesco Siviglia che
poi lo sostituì, don Attilio resse «i Sacri Cuori" sino
a quando divenne parroco dell'Immacolata, il 17 Aprile 1959, succedendo
al canonico don Vincenzo Cangiano. La chiesetta dei Sacri Cuori affidata
a don Attilio era annessa all'omonimo Istituto retto allora dalle Suore
Immacolata Maria Concezione di Ivrea, le quali, con l'altra casa di Via
Consalvo, costituivano il punto di riferimento, come scuola cattolica,
per l'educazione dei fanciulli e segnatamente della Gioventù Femminile.
Don Attilio arrivava ogni mattina da Pozzuoli
con il primo treno della Cumana, apriva la Chiesa e dava inizio alle attività
di culto per quanti la frequentavano già di buon'ora. Seguivano
alcune S. Messe in orario nei giorni feriali, nelle domeniche e nelle
feste, senza nulla tralasciare delle pie consuetudini legate alla devozione
popolare.
Tornava a Pozzuoli per il pranzo, dopo
alcune ore spese come insegnante di Religione nelle scuole. Ma già
alle ore 16 dava inizio alle attività pomeridiane che concludeva
a sera quando rientrava sul tardi a Pozzuoli.
Accorsatissima, la chiesetta dei Sacri
Cuori in Via Cumana, era il "Santuario di Fuorigrotta" ove la
gente accorreva perché c'era sempre un sacerdote disponibile per
le più diverse necessità. Queste cadenze ed il modo di condurre
l'attività, don Attilio portò nella parrocchia dell'Immacolata.
Quello che lui iniziò, con opportuni aggiornamenti si continua
a fare con profitto di quanti fanno parte della comunità parrocchiale,
e comunque ad essa si riferiscono.
Ed il ricordo di don Attilio non si cancella
in coloro che egli sorresse e consolò. La puntualità, la
precisione, il disinteresse, l'assoluta disponibilità, unite ad
un profondo senso di Chiesa che per lui significavano amore all'Eucaristia,
al Papa, obbedienza al Vescovo, colleganza con i fratelli e la più
grande attenzione per tutti quelli che a lui si rivolgevano, ne facevano
il confidente discreto, il saggio consigliere, il sacerdote umile e pio,
devotissimo della Madonna, l'uomo della fede e della speranza.
Pasquale Sciccone
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Don
Pasquale
Sciccone
nato
il 29 ottobre 1939
morto
il
6 gennaio 1999
Parroco
dal 10 gennaio 1982 al 6 gennaio 1999
Posta all'angolo
di due strade molto frequentate, la chiesa parrocchiale di S. Maria Immacolata
a Fuorigrotta risente del frastuono determinato dalla folla e dal traffico
spesso caotico e rumoroso. Non è sempre facile raccogliersi in
preghiera in quella chiesa. Quanto meno il silenzio, così necessario
per chi voglia immettersi nel mistero, non ti aiuta. Neanche quando lo
esige la dura realtà della morte. Spesso, infatti, un carro funebre
fermo davanti all'edificio parrocchiale più che favorire il silenzio,
provoca clamore. L'impazienza dei guidatori, costretti a rallentare o
a fermarsi per qualche minuto, si esprime con incivili proteste di clacson.
La mattina del 7 gennaio 1999 l'atmosfera era diversa. Una regia anonima
aveva suggerito ai passanti che questa volta era necessario tacere, rinunciare
al rumore assordante, favorire il silenzio meditativo. Il traffico procedeva
lento e disciplinato e la gente che incontravi esprimeva sgomento e commozione.
All'interno dell'edificio parrocchiale, da qualche ora, giaceva la bara
che accoglieva le spoglie mortali di don Pasquale Sciccone che per trent'anni,
con ruoli diversi, aveva retto quella comunità parrocchiale. Lo
aveva fatto fino a dieci giorni prima con il suo solito stile: gioviale,
bonaccione, espansivo, a volte rude come una persona di campagna. Quando
camminava per le strade del rione era normale che tutti, se mai alterando
il suo cognome, lo chiamassero, "padre ciccò". La risposta,
a volte accompagnata da una pacca sulla spalla, era sempre immediata e
rivelatrice di un rapporto familiare stabilito con l'interlocutore.
Nessuno lo avrebbe immaginato che potesse abbandonare la sua "postazione"
parrocchiale così repentinamente. Men che mai colui che scrive
- in partenza per partecipare ad un convegno - che lo aveva salutato normalmente
la mattina del 27 dicembre con l'impegno a ritrovarsi per il 31. Poteva
immaginarlo solo lui che aveva custodito, forse irresponsabilmente, il
segreto del male crudele che incombeva e che, scoppiando con la violenza
di un vulcano, lo avrebbe distrutto nello spazio di pochi giorni.
La notizia della sua morte, la mattina del 6 gennaio 1999, raggiunse di
sorpresa coloro che, nel giorno dell'Epifania, si recarono in chiesa per
la celebrazione festiva. Di bocca in bocca il triste annuncio si diffuse
per il quartiere che nella mattina dei funerali partecipò attonito
allo svolgersi del rito funebre.
Solo pochi però, assiepati, poterono partecipare alla liturgia
presieduta dal vescovo di Pozzuoli, mons. Silvio Padoin con il quale concelebravano
il vescovo emerito, mons. Salvatore Sorrentino, quello di Ischia, mons.
Filippo Strofaldi e quasi tutto il presbiterio diocesano.
Qualche ora prima, davanti alla casa che lo aveva visto nascere il 29
ottobre 1939, da Salvatore e Paolina Morra, era stata celebrata la santa
liturgia, in una atmosfera tipicamente campestre. Non solo l'odore gradevole
della campagna circondava la numerosa assemblea che si era riunita in
preghiera in quella che doveva essere stata l'aia della casa, ma anche
il canto di un gallo che imperterrito, con i suoi interventi regolari,
sembrava scandire i tempi della celebrazione liturgica.
Due assemblee liturgiche che simbolicamente narravano, sintetizzandola,
la vita di don Pasquale. Era nato qui a Marano, precisamente a Castello
di Monteleone, dove frequentò le scuole elementari. Con il cuore
non si allontanerà mai dalla sua terra. Per molti di noi che lo
abbiamo conosciuto fin dalla giovinezza, don Pasquale era sinonimo di
Monteleone. Da ragazzino si era staccato dalla sua contrada per frequentare
il seminario diocesano di Pozzuoli dove compì gli studi ginnasiali.
Gli impegni scolastici più duri e più esigenti, don Pasquale
li visse nel seminario maggiore di Capodimonte, a Napoli, dove portò
a termine gli studi liceali e teologici. Tra i ricordi di chi scrive,
emerge un po' sbiadita, l'immagine di un biroccino guidato con orgoglio,
nei pomeriggi domenicali, da un uomo dai tratti marcati, rossicci, nel
viale d'ingresso del seminario maggiore. Era il padre, verso il quale
come verso la madre, don Pasquale ha conservato sempre un sentimento di
affetto e insieme di riverenza come si costumava nelle famiglie contadine
di un tempo.
Ritornò a Quarto, per essere ordinato presbitero nella chiesa parocchiale
di Santa Maria libera nos a scandalis dal vescovo ausiliare e vicario
generale di Pozzuoli mons. Salvatore Sorrentino, il 18 luglio 1965. I
suoi primi impegni pastorali li visse come collaboratore parrocchiale.
A Pozzuoli, nella parrocchia di Santa Maria Annunziata; a Bagnoli, nella
parrocchia M. SS. Desolata; a Soccavo, nella parrocchia dei Santi Apostoli
Pietro e Paolo e infine a Fuorigrotta, nella parrocchia S. M. Immacolata
dove, succedendo a don Attilio Ferrigno, fu parroco dal 1° ottobre
1981 alla morte.
Le notizie di archivio attestano che, dall'8 dicembre 1967, per un triennio,
fu anche vice assistente diocesano della G.I.A.C. Successivamente i suoi
rapporti con l'Azione Cattolica Italiana furono meno intensi. Ha esercitato
il suo ministero nella scuola, come insegnante di religione, e presso
gli ammalati, come cappellano ospedaliero. Ha viaggiato moltissimo nella
sua vita e spesso mosso dalla sua sensibilità missionaria. Dal
6 marzo 1980 infatti fu anche segretario del Centro Missionario diocesano.
Da alcuni anni viveva con il suo Vescovo un rapporto di sincera cordialità
che lo gratificava. Amava passare, almeno una volta nella settimana, per
il Villaggio del Fanciullo per assicurare alla mensa del vescovo, e a
volte a quella del seminario, il buon pane "casareccio" delle
sue parti. Dal Vescovo era stato chiamato, anche su suggerimento di chi
scrive, a svolgere il delicato compito, come membro della commissione
diocesana, di esaminatore delle richieste di ammissione ai vari ministeri
ordinati. Ora è lui che si è presentato al Padre per chiedere
di essere ammesso a concelebrare la liturgia perenne con Colui che siede
"a intercedere per noi". Anche don Pasquale avrà bisogno
della indulgenza che ha esercitato per gli altri. Ne siamo tutti certi,
il Padre buono e misericordioso gli avrà detto, forse in latino,
le parole che don Pasquale conosceva a memoria per averle sentite numerose
volte nella sua giovinezza: "euge bone serve et fidelis... intra
in gaudium domini tui".
Luigi Saccone
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Don
Paolo
Auricchio
Parroco
dal 18 marzo 1999 al 20 Giugno 2001
Sito
web:
http://www.geocities.com/pauricchio/
E-Mail:
donpaul@inwind.it
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Don
Pino Natale
Parroco dal 20 Giugno
2001 al 13 Giugno 2004
Nato a Napoli il 23 gennaio del 1958, è stato
ordinato diacono il 19 gennaio del 1992 e sacerdote nella chiesa dell'Immacolata
il 20 giugno dello stesso anno. Vicario parrocchiale presso questa comunità
fino al 6 gennaio del 1994, è stato successivamente Parroco di
"S. Maria Annunziata" (Pozzuoli) fino al giugno del 1999 e Vicario
parrocchiale di S. Vitale a Fuorigrotta fino al 20 giugno del 2001. In
questa data, a 9 anni esatti dalla sua ordinazione, è stato nominato
Parroco di S. Maria Immacolata.
Direttore dell'Ufficio per l'evangelizzazione e la catechesi dal marzo
del 1992 e Segretario del Consiglio Presbiterale Diocesano dal settembre
del 1994, nel giugno 2003 è stato nominato Responsabile del Centro
Profetico dell'Ufficio Pastorale Diocesano e nel Maggio 2004 membro della
Segreteria del Sinodo Diocesano. Dal Gennaio 2001 è anche il "fondista"
del giornale diocesano Segni dei tempi.
E-Mail: donpino_natale@virgilio.it

Don
Gregorio Milone
Parroco
dal 13 giugno 2004 al 20 Ottobre 2006
Attuali
parroci:
Don Sergio Pipolo
Don Pasquale Di Giglio |
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Sito aggiornato il 07/02/2012 7.34.42
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