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Camminare insieme …
verso un nuovo Progetto Parrocchiale
Relazione al Consiglio Pastorale Parrocchiale del 6 Maggio del Parroco
don Pino Natale
I punti 2 e 3 dell'OdG di questa riunione del Consiglio Pastorale -dopo
quello che riguarda la lettura e l'approvazione del verbale della riunione
precedente- sono così indicati: Ristrutturazione del cammino
di fede in Parrocchia … per la Prima Comunione … per i ragazzi…
per giovani ed adulti; e: Cammino di formazione degli operatori pastorali
in vista della riorganizzazione della parrocchia in Comunità Ecclesiali
di Base. I due punti vanno trattati insieme, sono correlati. Di che
si tratta?
In primo luogo si tratta -finalmente…- di dare inizio concreto,
con proposte operative, a quel cambiamento di cui abbiamo parlato tante
volte, e che molte volte in questi due anni abbiamo visto necessario.
Ricordo solo tre momenti forti in cui quest'esigenza di rinnovamento è
stata evidenziata: il primo ritiro degli operatori pastorali parrocchiali
il 9 settembre 2001, in cui abbiamo vissuto anche un
momento importante di fraternità e condivisione (il pranzo insieme
nei locali parrocchiali); il ritiro dello lo scorso 8 giugno 2002,
in cui dopo la visione di un documentario sul Concilio Vaticano II abbiamo
esposto alcune linee programmatiche; ed infine, il 9 febbraio
scorso, a Monteruscello, in cui abbiamo verificato a caldo alcune
indicazioni offerteci dall'incontro con il Vescovo "Sui sentieri
della visita Pastorale" avvenuto qualche giorno prima, il 5 febbraio.
Alla lettura degli allegati, non sfuggirà a chi è più
attento che pochissime delle cose dette sono state tentate e realizzate,
molte sono state tentate e non si sono realizzate secondo le intenzioni
originarie, moltissime non sono state neppure tentate, attendono ancora
di essere provate. Questo fa parte del cammino di una comunità,
che si dà degli obiettivi e degli strumenti per conseguire quegli
obiettivi, ma che poi deve fare i conti con la realtà. L'esigenza
di un cambiamento, di una "conversione pastorale", di un rinnovamento
della pastorale della parrocchia, emerge però in ogni idea, in
ogni momento. Ora il tempo delle riflessioni è finito, si tratta
di passare all'azione concreta.
Ma -in secondo luogo- si tratta anche di dare continuità
alla riflessione che abbiamo operato insieme sullo stato dell'annuncio
e della catechesi in Parrocchia, in risposta al Questionario proposto
dalla Segreteria Collegiale del Sinodo Diocesano, riflessione
che ha poi dato vita al Documento presentato al Vescovo nell'incontro
già ricordato del 5 febbraio. Quella riflessione, quel
lavoro, non può andare perso: è una concreta applicazione
della sinodalità, del "lavorare insieme", del "camminare
insieme alla sequela di Cristo", che non può andare dimenticata.
Da quella riflessione -molto più ricca, ovviamente, di quanto emergeva
dal Documento, che per forza di cose doveva essere sintetico- dobbiamo
partire per ristrutturare, o se preferite per ridisegnare, il volto nuovo
della catechesi e della formazione in Parrocchia. Lo stesso lavoro ci
toccherà farlo l'anno prossimo per quanto riguarda la liturgia,
e tra due anni per il servizio nella carità.
Una questione preliminare. Qualcuno potrebbe dire che prima è
necessario che tutte le parrocchie concordino nelle riforme da attuare,
nel rinnovamento da operare, che bisogna attendere che il Sinodo Diocesano
esprima dei documenti e delle norme obbligatorie per tutti. Io mi batterò
-a livello diocesano, quale Direttore dell'Ufficio per l'evangelizzazione
e la catechesi- - perché questo avvenga: ho già avanzato
la proposta di elaborare il prima possibile un Progetto Catechistico
Diocesano, valido (e obbligatorio!) per tutti. Ma nello stesso tempo,
è necessario che qualcuno inizi ad individuare alcune vie
possibili di sperimentazione: in alcune situazioni questo si
sta già verificando, credo che esistano le possibilità per
farlo anche nella nostra parrocchia. Insomma, per dirla semplice semplice:
se non si inizia da qualche parte, nessuno saprà mai come
e che cosa cambiare. Ci vuole coraggio, certo, ma soprattutto
fiducia nel Signore che ci chiede di individuare nuovi metodi di evangelizzazione,
di operare in modo da poter comunicare anche oggi la Buona Notizia del
suo amore per noi.
È questo un punto fondamentale: voglio ripeterlo ancora una volta
con le parole del Santo Padre nella Novo Millennio Ineunte (n.
30):
La prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella
della santità ... Occorre allora riscoprire, in tutto il suo valore
programmatico, il capitolo V della Costituzione dogmatica sulla Chiesa
Lumen gentium, dedicato alla « vocazione universale alla santità
» ...
Ricordare questa elementare verità, ponendola a fondamento della
programmazione pastorale che ci vede impegnati all'inizio del nuovo millennio,
potrebbe sembrare, di primo acchito, qualcosa di scarsamente operativo.
Si può forse « programmare » la santità? Che
cosa può significare questa parola, nella logica di un piano pastorale?
In realtà, porre la programmazione pastorale nel segno
della santità è una scelta gravida di conseguenze. Significa
esprimere la convinzione che, se il Battesimo è un vero ingresso
nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione
del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre,
vissuta all'insegna di un'etica minimalistica e di una religiosità
superficiale... È ora di riproporre a tutti con convinzione
questa « misura alta » della vita cristiana ordinaria: tutta
la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve
portare in questa direzione. È però anche evidente che i
percorsi della santità sono personali, ed esigono una vera e propria
pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle
singole persone. Essa dovrà integrare le ricchezze della proposta
rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo
e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti
riconosciuti dalla Chiesa.
In altri termini: il punto di partenza è una scelta decisa
-personale e comunitaria- verso la forma autentica della vita cristiana,
che è la santità. Scoprire Cristo in noi, scoprire
il Suo volto negli eventi della nostra vita e in quelli che accadono intorno
a noi, è un dono che diviene impegno: e questo vale sia personalmente
che comunitariamente. Le proposte che farò si possono dunque leggere
anche come la proposta di un possibile cammino di formazione alla santità
qui ed ora, oggi nella nostra comunità. In questa relazione procederò
in questo modo: riporterò alcune espressioni centrali del Documento
fornito al Vescovo il 5 Febbraio scorso; poi dirò quali sono le
mie proposte operative.
1. Rinnovare la "forma-parrocchia"
Quella parte della Comunità che ha ricevuto una qualche formazione,
o che opera nelle diverse attività pastorali, nonché quella
dei più assidui, denota compostezza e raccoglimento nell’ascolto
della Parola proclamata, avendone percepita la potenza e l’efficacia;
tuttavia è una minoranza, mentre gran parte della Comunità
parrocchiale resta ai margini e non approfondisce la Fede …
Tutti siamo consapevoli dell’urgenza di una nuova evangelizzazione
che possa raggiungere i lontani e tutti coloro che, pur battezzati, vivono
da non cristiani …
La nostra Comunità parrocchiale può ritenersi ancora una
comunità “seduta”, ferma ad aspettare che i lontani
si avvicinino; si avverte la necessità di una “missione”
per raggiungerli. Per ora si coglie l’occasione di un primo annuncio
solo durante le celebrazioni dei Sacramenti e dei funerali. Oltre questi
momenti, ci sono dei tentativi perché arrivi l’annuncio ai
giovani, agli adulti e alle famiglie, ma appaiono ancora non del tutto
adeguate; c’è bisogno di nuove iniziative più visibili
all’esterno, in contesti diversi dalla chiesa e in orari che tengano
conto delle diverse esigenze degli abitanti, che permettano soprattutto
l’aggregazione dei giovani e degli anziani. Si suggerisce una maggiore
attualizzazione della Parola; cogliere ogni opportunità per far
riferimento agli eventi attuali che necessitano di una chiave di lettura
evangelica.
Da quanto è affermato nel Documento per il Sinodo, si evince la
necessità di una conversione pastorale che coinvolga la stessa
forma della parrocchia: da una Parrocchia intesa come centro di servizi
burocratici e sacramentali a Parrocchia missionaria, inserita nel territorio
e attenta alle problematiche sociali di questo. Una Parrocchia,
cioè, che conosca e tenga conto nel suo annuncio e nella sua catechesi
dei bisogni concreti, reali, della gente che la compone. Come si può
predicare ed annunciare che Dio ama ogni uomo, se poi la Parrocchia non
è capace di testimoniare concretamente questo ai poveri, ai disoccupati,
ai depressi, agli anziani soli del proprio territorio; o, peggio: se non
conosce nemmeno che esistono queste realtà?
La mia proposta concreta è quella di ridisegnare il volto
della nostra Parrocchia secondo l'articolazione del Progetto "Parrocchia
Comunione di Comunità". A dire il vero, questa è
una sola delle diverse possibilità che oggi in Italia si propongono
quale modello di rinnovamento per la Parrocchia: ma a me sembra quella
più fattibile, quella più congeniale al nostro contesto
territoriale articolato nei grandi Rioni con centinaia di famiglie e dalla
forte stratificazione sociale. Questo Progetto è articolato nella
costituzione delle Comunità Ecclesiali di Base e di una
nuova modalità -missionaria- di formazione dei laici impegnati.
2. Il ripristino del catecumenato in Parrocchia
Il ripristino dell’itinerario catecumenale sembra essere il
cammino più opportuno perché gli adulti non battezzati o
appartenenti ad altre religioni possano maturare la consapevolezza di
una scelta cristiana; alcuni operatori pastorali ritengono che questo
cammino debba essere adattato alle nuove esigenze della società
moderna con segni e modi che possano parlare all’uomo di oggi; inoltre
un itinerario catecumenale può aiutare anche i giovani ed i ragazzi
a rientrare o rimanere nella Chiesa.
La scelta fatta del catecumenato "perché gli adulti non battezzati
o appartenenti ad altre religioni possano maturare la consapevolezza di
una scelta cristiana" si iscrive in una scelta più complessiva
che da ormai molti anni sta operando non solo la Chiesa italiana, ma tutta
la Chiesa universale.
Da tutto ciò scaturisce una scelta chiara e senza tentennamenti:
quella cioè di instaurare il catecumenato per chi -bambino
dai 7 ai 14 anni, o adulto dai 14 anni in poi- richiede il Battesimo.
Nella nostra parrocchia vi sono infatti sempre più casi -soprattutto
di bambini- che chiedono i sacramenti dell'iniziazione cristiana, in particolar
modo la Prima Comunione senza essere battezzati. La scelta fatta finora
è stata una scelta dettata dalla necessità di fare fronte
all'emergenza: i bambini sono stati iscritti al catechismo normalmente,
e in tempo di quaresima -mentre frequentavano il secondo anno- hanno ricevuto
il battesimo; successivamente con il proprio gruppo hanno ricevuto la
Prima Comunione; la Cresima, chissà se e quando la riceveranno!
Non può essere più così. Una Commissione elaborerà
-secondo le linee indicate dalla CEI nelle due note attuative del RICA-
il cammino per i bambini dai 7 ai 14 anni, e per gli adulti dai 14 anni
in poi. In questo modo, quando si presenterà un caso, sapremo già
come regolarci, e non ingenereremo illusioni e false aspettative che si
riducono ad una vera e propria svendita dei sacramenti (1… 2 anni…
6 mesi…)!
3. Una pastorale dell'iniziazione
Nella nostra Comunità si evidenzia lo sforzo e l’impegno
di realizzare un cammino di iniziazione cristiana all’interno del
quale le celebrazioni dei Sacramenti sono considerate tappe del cammino
…
Nella nostra Parrocchia si dà molta importanza alla pastorale liturgica
e sacramentale nella quale sono impegnate molte risorse…
Da quanto detto, però, discendono delle conseguenze concrete anche
per il nostro modo "ordinario" di fare catechismo, o -meglio-
di annunciare il vangelo alle persone di ogni età, dalll'infanzia
in poi. Richiamo solo un'affermazione del Catechismo della Chiesa Cattolica,
al n. 1231: "Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini
richiede un catecumenato post-battesimale". Non richiamo qui
nulla di quanto ci siamo detti in questi mesi sulla situazione di completa
ignoranza della fede cristiana nella quale si presentano i bambini del
catechismo in Parrocchia: l'affermazione più trita e ritrita, banale
persino, è che non sanno neanche farsi il segno della croce! Ma
bisogna trovare una soluzione, o almeno sperimentarne qualcuna, non ci
possiamo accontentare della situazione attuale.
La proposta che faccio è dunque quella di imboccare con
coraggio il cammino di una vera e propria pastorale dell'iniziazione cristiana,
che ha una propria logica -quella del catecumenato-, delle proprie esigenze,
delle proprie condizioni. Questo vuol dire alcune cose immediate:
articolare il cammino secondo le linee indicate dalla CEI, che prevedono
almeno tre anni di catechesi; inserire i bambini in un gruppo catecumenale,
che comprenda catechisti, famiglie, altri bambini (e dunque prevedere
incontri genitori - bambini - catechisti almeno una - due volte al mese);
formare catechisti aperti a questa nuova logica; ristrutturare il cammino
di catechesi secondo la logica della traditio - redditio, degli
scrutini battesimali, della varie tappe catecumenali. Il passaggio a questo
nuovo modo di annunciare il vangelo non è indolore. Dobbiamo pertanto
procedere con gradualità.
La proposta che faccio è che per i prosssimi due anni
si effettuino comunque le iscrizioni al primo anno di catechismo, ma che
quest'anno si configuri solo come un incontro mensile con genitori e bambini.
Alla fine del primo anno, questi bambini faranno il loro "secondo"
anno di catechismo nel modo solito. Praticamente, sospendiamo per due
anni il primo anno di catechismo. Nel frattempo, strutturiamo il nuovo
cammino, formiamo i nuovi catechisti, prepariamo la comunità al
cambiamento. Mi sembra giusto anche procedere ad una verifica
della chiamata dei catechisti al ministero dell'annuncio: si
tratta di un discernimento che come parroco opererò per verificare
se davvero il servizio svolto corrisponde ad un carisma, ad un dono del
Signore. La mia sensazione è infatti che molti catechisti
svolgano un compito, ma non siano per davvero chiamati ad esso.
Tra due anni (nell'anno pastorale 2005 - 2006) inizieremo la sperimentazione
concreta: per quell'epoca, sarà stato celebrato anche il Sinodo
Diocesano. Se -come ritengo- saranno questi gli orientamenti che ne emergeranno,
noi saremo già pronti ad attuarli. Altrimenti, saremo sempre in
tempo per mutarle in corso d'opera. Quello che è certo
è che non si può tollerare ancora un catechismo per fanciulli
stanco, spento, senza colpi d'ala, svogliato, in taluni casi persino contro-testimonianza!
Questo per quanto riguarda il catechismo dei fanciulli.
Per i ragazzi, che già quest'anno hanno vissuto un periodo di
"sospensione" delle attività ordinarie dell'ACR, si dovrà
gradualmente giungere ad un cammino catecumenale che li conduca
alla Cresima, anche in questo caso di almeno tre anni. Questo
cammino di formazione comprende diversi momenti: di fraternità
e convivialità, di apprendimento secondo nuove tecniche di animazione,
di catechesi umana, religiosa ed infine cristiana. Fino ai 14 anni i ragazzi
dovrebbero vivere questo tempo che li forma in modo integrale: dal punto
di vista umano, spirituale, affettivo. Una Commissione -con l'aiuto di
alcune persone, con cui già abbiamo avuto un primo approccio- in
questi mesi avrà il compito di strutturare meglio questo cammino:
se necessario, anche in questo caso si avrà nei prossimi
due anni una sorta di "sperimentazione".
Per gli adulti, una terza Commissione dovrà verificare la fattibilità
di un cammino di formazione catecumenale, questa volta senza limiti
di tempo determinati, che sia una forma di catechesi permanente.
Si prenderanno in esame alcune esperienze, magari anche quella del Cammino
neocatecumenale, e si cercherà di elaborare un cammino di formazione
alla vita cristiana per giovani ed adulti che tenga presente il contesto
della nostra parrocchia. Resta da chiarire -nell'ambito di questo Progetto-
il ruolo che possono svolgere nella pastorale di iniziazione cristiana
alcune iniziative già avviate, come la lectio divina, il Gruppo
Famiglia, i corsi prematrimoniali, i corsi di cresima per adulti…
4. Conclusione
Un proverbio cinese dice pressapoco: chi vuole raccogliere subito deve
seminare riso, chi non sa se potrà vedere il frutto di quello che
pianta deve seminare fomazione. Non sappiamo quanto tempo ci vorrà,
forse decenni, prima che i processi che ora iniziamo concretamente a mettere
in moto portino frutti, e non sappiamo neanche quali potranno essere questi
frutti. Certamente saranno frutti per la vita, se sapremo avere fiducia
nella presenza di Dio che riempie l'universo e ogni tempo. Ma l'importante
è iniziare a seminare, altrimenti corriamo il rischio di non avere
mai dei frutti. Ed è importante iniziare a seminare "formazione",
il prodotto più raro di questi tempi, ma anche quello di cui abbiamo
più necessità.
In effetti, in Parrocchia non esiste un vero e proprio cammino di fede,
che insegni i contenuti della fede, a confrontarli con la propria vita,
che insegni a pregare e meditare, che aiuti ad essere cristiani nei diversi
ambienti -lavoro, famiglia, vita sociale, ecc.-. Eppure è di questo
ciò di cui abbiamo bisogno.
Un tale cammino, se ci poniamo in ascolto, ci verrà dato dal Signore
stesso: "Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle
Chiese (Ap 2, 7. 11.17.29; 3, 6.13.22). Insieme, nello spirito sinodale,
dovremo nelle prossime settimane verificare queste proposte e queste indicazioni,
ma soprattutto porci in ascolto dello Spirito e ricevere da lui il nostro
nuovo modo di essere, adeguato ad una realtà profondamente mutata.
Grazie a tutti per il vostro contributo e la vostra fattiva collaborazione.
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