METODOLOGIA SEGUITA PER LA COMPILAZIONE DELLE RISPOSTE
Per poter
dare risposte il più esaurienti possibile al questionario, ma anche e
soprattutto per vivere una reale esperienza "sinodale" -di
coinvolgimento delle diverse realtà parrocchiali-, si è proceduto come l’anno
scorso nel seguente modo:
- ogni singolo gruppo parrocchiale è stato
convocato in determinati giorni, ed ha esaminato le domande del questionario, a
cui ha dato le proprie risposte. Data la complessità degli argomenti trattati,
nessun gruppo è riuscito ad esaurire la discussione in un solo incontro:
pertanto, ogni gruppo ha avuto bisogno di ulteriori incontri, che si sono
svolti nell’arco di oltre un mese.
Il calendario degli
incontri iniziali è stato il seguente:
Équipe della fraternità (Caritas
parrocchiale)
Équipe dell'accoglienza
Équipe del servizio liturgico
Coro "Source of life" ed Educatori
"Ragazzi in cammino" (6-8; 9-11; 12-14 anni)
Commissione Liturgia e Coro parrocchiale
Gruppo dei Lettori
Catechisti (Prima Comunione; Cresima;
Prebattesimo)
Azione Cattolica
Volontariato Vincenziano e Laboratorio
- Ogni gruppo ha elaborato per iscritto le
proprie risposte, e le ha consegnate entro il 22 Febbraio.
- Tra il 22 Febbraio e il 14 Marzo è stata
elaborata da un "gruppo di lavoro" una sintesi unitaria di tutti i
documenti pervenuti, che è stata presentata il 16 Marzo al Consiglio
Pastorale Parrocchiale allargato a chiunque volesse partecipare: in questa sede
il documento finale è stato discusso, ed approvato all’unanimità. In tal modo
il documento risulta essere la sintesi delle riflessioni di ogni realtà
parrocchiale. Vi è l’impegno di dare ad esso seguito con un incontro del
Consiglio Pastorale che cercherà di dare risposta ai punti sollevati.
- Quest’anno si è anche cercato di coinvolgere la comunità eucaristica domenicale. Il 29 febbraio è stato distribuito ai partecipanti alle diverse Messe un questionario “a risposte chiuse”, conforme a quello proposto dalla Parrocchia del Buon Pastore, che ha cercato di rendere più fruibile ai semplici fedeli il questionario proposto. Sono pervenute 480 risposte, che non sono state considerate nella sintesi finale, ma che sono allegate alla fine di essa. Riteniamo possano essere un utile contributo al discernimento comunitario e al cammino sinodale.
0. PREMESSA
Nell’affrontare
il questionario è stato riscontrata una certa
difficoltà nell’interpretare le domande, spesso formulate in modo poco
chiaro, lungo e molto articolato. Inoltre, su suggerimento del Parroco e dei
suoi collaboratori, per rendere l’assemblea partecipe alla formulazione del
questionario, è stato approntato un questionario esplicativo, a risposta
multipla, i cui risultati e la relazione finale vengono allegati al documento
di cui fanno parte integrante.
1.
IL COMPITO FONDAMENTALE DELLA CHIESA: COMUNICARE LA PAROLA CELEBRATA
Se
"comunicare il Vangelo" è il compito fondamentale della Chiesa, esso
si attua, in primo luogo, facendo il possibile perché, anche attraverso la
preghiera liturgica, la parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia
evento. In tal modo la Parola annunciata si fa Parola celebrata e questa, a sua
volta, diviene una formidabile forma di annuncio:
q Che cosa fa la nostra
parrocchia affinché la Parola di Dio risuoni nella storia concreta del proprio
territorio e nelle vicende quotidiane delle singole persone?
q Che cosa
facciamo affinché la Parola annunciata e celebrata susciti la trasformazione del
cuore dei credenti, soprattutto nella vita di preghiera, nelle relazioni con
Dio e gli altri, negli impegni lavorativi e professionali, nelle dinamiche
sociali e di vita familiare?
q La preghiera
liturgica, sia nel momento della festa domenicale che nella celebrazione degli
altri sacramenti, riesce a comunicare il Verbo della vita?
q Abbiamo mai
riflettuto a lungo sulle persone indifferenti o lontane dalle nostre
celebrazioni e sulle loro richieste di "servizio liturgico"? Che cosa
possiamo fare per "incontrare" tali persone e purificarne le
richieste?
Perché la
Parola annunciata diventi Parola celebrata, la nostra Parrocchia cura
l’annuncio e la celebrazione della Parola contestualizzandola nella realtà
della Chiesa locale e cercando di leggere sempre in chiave evangelica gli
eventi che toccano la comunità. Per questo la Parrocchia, accanto a proposte
formative già consolidate nel tempo come la lectio divina, la Messa
delle famiglie, l’adorazione eucaristica, ha individuato una nuova strategia
nei Laboratori di formazione permanente alla vita cristiana, per
sensibilizzare maggiormente la comunità in modo che si possano individuare
annunciatori capaci di parlare efficacemente al cuore degli uomini.
Consapevoli, però, dell’insufficienza dell’annuncio e della celebrazione per una conversione dei cuori, si dà l’opportunità di verificare la coerenza tra la propria fede ed il modo di relazionarsi con Dio e con gli altri sia nel contesto familiare che sociale. Per agevolare questa verifica esistono in Parrocchia gruppi come l’Azione Cattolica adulti, gruppi di preghiera di matrice diversa, gruppo dei lettori, laboratori di gruppi di giovani che si svolgono in orari scelti per favorire la partecipazione anche di quanti hanno impegni lavorativi. Inoltre in tempi forti si propongono incontri di preghiera, ritiri spirituali e celebrazioni penitenziali comunitarie.
In generale vi
è cura e sforzo perché la preghiera liturgica riesca a comunicare il Verbo
della vita; ma il vero significato del messaggio evangelico giunge al cuore
delle persone nella misura in cui c’è disponibilità ad accoglierlo. Va anche
ricordato che la Parola va proclamata e spesso il modo stesso in cui sono letti
i brani non attrae l’attenzione dei fedeli, e non tocca i loro cuori.
Nelle
celebrazioni di alcuni Sacramenti vi sono ancora delle difficoltà di
coinvolgimento dell’assemblea per la presenza numerosa di persone normalmente
non praticanti, anche se negli incontri in preparazione alla Prima Comunione,
o quelli pre-battesimali e pre-matrimoniali, si cerca di curare in particolare
l’aspetto celebrativo. Quando poi sono i “lontani” a chiedere i Sacramenti, si
cerca di correggere le loro richieste dei Sacramenti spiegandone il significato
e l’importanza per noi cristiani; secondo noi non si può omettere la
preparazione alla celebrazione dei Sacramenti, si viene incontro alle diverse
esigenze dei richiedenti ma mai si deve rinunciare all’occasione di catechesi.
2.
LA FISIONOMIA DELLA NOSTRA COMUNITA’ EUCARISTICA
La parrocchia deve mettere a fuoco, in vario modo, la
scelta di far diventare la comunità che celebra la Parola una reale comunità di
discepoli che si lasciano continuamente evangelizzare. Uscendo dalla
celebrazione liturgica, soprattutto eucaristica, i veri discepoli devono mostrare
una crescente passione apostolica che, pur evitando gli estremi del silenzio e
del proselitismo invadente, non tema di annunciare al mondo Gesù Cristo.
L'eucaristia domenicale è, e deve sempre più essere, fonte e culmine di tutti
gli altri sacramenti della Chiesa:
q Abbiamo messo a
fuoco con i nostri fedeli il senso della "comunità dei discepoli" che
siamo e dovremmo sempre più essere in ogni nostra celebrazione? Quali sono gli
ostacoli, le negatività, gli errori... che ritardano o impediscono la realizzazíone
di questo senso comunitario?
q Si può constatare
nei fedeli che si radunano liturgicamente un incremento della loro sensibilità
apostolíca? In quali forme ed in quali modalità tale sensibilità si esplicita?
Su quali aspetti dovremmo maggiormente insistere per incrementare la passione
apostolica nei fedeli che partecipano alle nostre celebrazioni liturgiche?
q Riusciamo a far
percepire ai fedeli l'intima connessione tra i sacramenti e l'Eucaristia? Come
valorizzare la celebrazione dei sacramenti di iniziazione cristiana sia con i
piccoli che con gli adultí?
q Come
rivitalizzare, sui piani dottrinale e pastorale, il rapporto tra Eucaristia e
sacramento della penitenza‑riconciliazione? Come rivitalizzare il
rapporto tra Eucaristia e Unzione dei malati?
q Come rivitalizzare,
sui piani dottrinale e pastorale, il rapporto tra Eucaristia e sacramenti
dell'edificazione ecclesiale (matrimonio e ordine sacro)?
I nostri
sacerdoti sono sempre stati chiari nel sottolineare che per essere “comunità di
discepoli” non basta essere presenti alle celebrazioni: il senso comunitario si
consoliderà sempre di più nel “fare insieme”, nel “pensare insieme”, nel
“parlarci con verità e amore”. Ma i limiti che sono proprio della natura umana
quali il desiderio di primeggiare, di cercare gratificazioni, l’indifferenza al
bisogno dell’altro, la mancanza di dialogo, la superbia, la mancanza di buona
volontà, la superficialità, spesso impediscono o ritardano la realizzazione di
un’autentica comunità di discepoli.
Però è opinione quasi comune che ci sia un lieve incremento della loro sensibilità apostolica di coloro che partecipano assiduamente alle celebrazioni liturgiche, e ciò si manifesta nella fraternità dei rapporti, nell’aiuto reciproco, nel sentimento dell’amicizia. Tutto questo riguarda però un numero ristretto di fedeli: anche se tutti i cristiani sono chiamati ad essere apostoli, in molti manca il dono dell’amore ed il senso dell’accoglienza dell’altro per far si che la Parola ascoltata e celebrata possa essere poi testimoniata. Inoltre si dovrebbe approfondire il carattere missionario della Chiesa per poter uscire dalla ristretta cerchia dei fedeli e portare Cristo ai lontani.
Alcuni hanno
espresso l’opinione che il celebrante, al termine della celebrazione, si
fermasse a salutare all’ingresso i fedeli che lasciano la Chiesa.
La centralità dell’Eucarestia lega intimamente questo Sacramento a tutti gli altri, ma non tutti i fedeli ne sono consapevoli, soprattutto coloro che chiedono i sacramenti per tradizione. Perché ci sia una sempre maggior valorizzazione dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana, si deve curare sempre di più la catechesi che deve essere svolta da persone formate, abili e testimoni autentici del Vangelo con la partecipazione sempre più coinvolgente delle famiglie.
Alcuni suggeriscono l’amministrazione del Battesimo durante una celebrazione eucaristica “ad hoc” ed inoltre scegliere i giusti tempi di celebrazione dei Sacramenti, facendo precedere, ad esempio, la Cresima alla Prima Comunione.
Per
rivitalizzare il rapporto tra Eucarestia e Penitenza, si deve prima di
tutto costatare che il senso del
Sacramento della penitenza-riconciliazione si è molto affievolito; per questo è
necessario che i presbiteri facciano chiarezza, con opportune catechesi, sul
rapporto tra Eucarestia e Penitenza, ed il vero e profondo significato del
Sacramento della riconciliazione. Secondo alcuni sarebbe opportuno ripristinare
in chiesa il confessionale e non costringere chi vuole confessarsi ad un orario
prefissato.
Occorre anche recuperare il senso autentico del
Sacramento dell’unzione degli infermi che per molti rimane “l’estrema unzione”:
questo Sacramento insieme all’Eucarestia aiuta il cristiano a vivere nella santità
la sua malattia.
Si può anche
rivitalizzare il rapporto tra Eucarestia ed i Sacramenti dell’edificazione
ecclesiale valorizzando un cammino di discernimento, coadiuvato da un direttore
spirituale, che conduca a conoscere e a realizzare la propria vocazione di
sposato o di ordinato. A tal proposito è bene sottolineare che nell’Eucarestia
il Signore ci incorpora nel suo Corpo mistico e cosi il vincolo coniugale è
rinsaldato nell’Eucarestia (….i due saranno una sola carne…). Analogamente la
persona ordinata rafforza con l’Eucarestia la sua identità con il Signore e
come Cristo si è fatto cibo per noi, così il presbitero deve essere cibo per i
fratelli.
3.
LA COMUNITA’ VIVE LA DOMENICA
Per passare dalla Parola proclamata alla Parola
celebrata, la prima trasformazione pastorale deve avvenire a livello di
"comunità eucaristica", cioè di coloro che si riuniscono con
assiduità nella Eucaristia domenicale e, in particolare, quanti collaborano
regolarmente alla vita delle nostre parrocchie. Per i "credenti‑praticanti"
è assolutamente indispensabile che vi siano tempi e spazi precisi nella vita
dedicati all'íncontro con il Signore. In particolare, la comunità cristiana
potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la
centralità della domenica, "giorno fatto dal Signore" (Sal 117, 24),
Pasqua settimanale", con al centro la celebrazione dell'Eucaristia ed
esplicitata dall'universo dei sette santi segni sacramentali:
q Le nostre
celebrazioni segnano un progresso nel fervore, nella pietà religiosa, nel
cammino spirituale dei fedeli? Quali sono i principali ritardi o ostacoli che
possiamo registrare nelle persone che pure partecipano assiduamente alla
comunità eucaristica e celebrano regolarmente i sacramenti?
q La celebrazione
domenicale è il momento centrale dell'intera giornata festiva dei nostri fedeli
o constatiamo ancora difetti e ritardi? In questo caso, cosa fare per superarli
ed aiutare la Comunità a recuperare il senso autentico della domenica come
"Giorno del Signore"?
q Che cosa fare per
rendere ancora più evidente questa centralità del "giorno del
Signore"? Si potrebbero attivare strategie per incrementare il numero dei
"praticanti"? Come far passare l'intimo legame tra Eucaristia
domenicale e gli altri sei sacramenti?
q Le nostre
celebrazioni esprimono adeguatamente il mistero di una Chiesa tutta
ministeriale? Quali forme e modalità di verifica utilizziamo per valutare il
grado di connessione tra celebrazione e testimonianza di vita? Facciamo sì che
i fedeli possano uscire dalle mura della chiesa con un animo apostolico e
aperto alla condivisione?
q Quali altri tempi
celebrativi e di preghiera vengono dedicati al Signore nel giorno festivo,
oltre all'eucaristia domenicale?
Quali sono gli altri momenti della giornata festiva
che dedichiamo al Signore, oltre la celebrazione eucaristica?
Per quanto
riguarda questo settore del questionario, le risposte venute dai vari gruppi
risultano alquanto discordanti perché, se da
parte di alcuni si sottolinea un visibile progresso nel fervore, nella
pietà e nel cammino spirituale dei fedeli, per altri si precisa che molto è
dovuto all’abitudinarietà e alla tradizione. Alcuni lamentano anche l’assenza
di gran parte della comunità e soprattutto degli stessi operatori pastorali ai
vari momenti di preghiera e di catechesi comunitaria, forse perché a loro è
ancora sconosciuto il collegamento che dovrebbe esserci tra la Parola
annunciata, celebrata e il conseguente stile di vita.
La celebrazione
eucaristica domenicale costituisce il momento centrale della giornata festiva
per i “praticanti”: la Domenica è il giorno in cui si riunisce la famiglia, in
cui possono esserci spazi per pensare a se stessi e alla propria vita. rimane
ancora come il giorno di festa da dedicare al Signore con la partecipazione
alla celebrazione eucaristica. Purtroppo, oggi, tempo del consumismo
esasperato, il “giorno del Signore” è diventato il “giorno dei centri
commerciali” che attirano sempre più persone, distogliendole dal sacro riposo
settimanale e dalla partecipazione all’esperienza di Chiesa.
Per rendere
ancora più evidente la centralità del “giorno del Signore”, potrebbe essere
utile un’adeguata catechesi che non dovrebbe perdere occasione per presentare
tale giorno strettamente legato alla celebrazione eucaristica. Per aumentare il
numero dei praticanti si potrebbe tentare, in alcune occasioni, di decentrare
il luogo della celebrazione in posti diversi dall’edificio ecclesiale come i
rioni, o in altre realtà lavorative e di studio. Inotre per coinvolgere
maggiormente la comunità, nei locali parrocchiali potrebbero essere organizzate
varie attività pomeridiane come proiezioni, concerti, feste giochi di società.
Quasi sempre le
nostre celebrazioni esprimono il mistero di una Chiesa tutta ministeriale,
anche perché durante le celebrazioni sono presenti quasi sempre i vari
ministeri: ordinati, istituiti e di fatto.
Per quanto
riguarda la verifica per valutare il
grado di connessione tra celebrazione e testimonianza di vita, si sottolinea
che la coerenza tra fede professata e testimonianza di vita e quindi la
verifica dei comportamenti personali, non è moralmente consentita se non al
sacerdote attraverso il sacramento della riconciliazione. Infine nei giorni
festivi –almeno nella nostra parrocchia, dunque a livello comunitario- non ci
sono altri momenti celebrativi o di preghiera, mentre a livello personale molti
vivono altri momenti di preghiera come la preghiera delle Lodi e dei Vespri, la
recita del Rosario, o l’incontro con il fratello malato.
4.
RIVITALIZZARE
FORME E MODI DELLA LITURGIA CRISTIANA
Occorre continuamente riscoprire il vero senso della
Liturgia cristiana, proprio mentre si constata qua e là una certa stanchezza e
anche la tentazione di tornare a vecchi formalismi o di avventurarsi alla
ricerca ingenua dello spettacolare. La celebrazione eucaristica e liturgica
chiede molto al sacerdote che presiede l'assemblea e va sostenuta con una
robusta formazione liturgica dei fedeli. Serve una Liturgia insieme seria,
semplice e bella, che sia "veicolo" del mistero, rimanendo al tempo
stesso comprensibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli
uomini. Di grande rilievo, anche in vista della Liturgia, si rivela oggi la
pratica della lectio divina, intesa come continua e intima celebrazione
dell'Alleanza con il Signore:
q Che cosa si
potrebbe fare di più da parte dei sacerdoti, dei diaconi e dei ministri per
favorire una solida formazione liturgica ai fedeli laici?
q Favoriamo in ogni
celebrazione un ascolto delle Sacre Scritture che si fa poi preghiera (cf SC
33a)? Nelle celebrazioni della Parola (Adorazione eucaristica, incontri biblici
... ) mettiamo il popolo di Dio di fronte a testi capaci di iniziare ognuno
all'arte della preghiera e della comunione?
q Ai giovani ed ai ragazzi
le nostre comunità insegnano e trasmettono il gusto per la preghiera
comunitaria e per la liturgia?
q Che cosa facciamo
per la chiarezza dei segni, la bellezza, la festosità, lo splendore, il decoro,
la pulízia delle nostre celebrazioni sacramentali?
q Come ci
comportiamo, dal punto di vista celebrativo e pastorale, quando una coppia di
adulti domanda la celebrazione religiosa del matrimonio?
q Cosa facciamo in
occasione dei funerali e dei momenti di preghiera per i defunti?
q Come valorizziamo alcune feste del calendario
liturgico nelle quali anche i non praticanti si affacciano alla porta delle
nostre chiese?
Per favorire una solida formazione liturgica dei fedeli laici, e perché possano partecipare alle celebrazioni con maggiore conoscenza e coscienza di ciò che si sta facendo, sarebbe opportuno tenere degli incontri di formazione liturgica da parte di persone esperte, o attraverso la distribuzione di opuscoli specialmente per i tempi forti dell’anno liturgico.
A questo poi si
aggiunge che la proclamazione della Parola non è compito semplice, anche
se è indubbio lo sforzo di
chi presiede la celebrazione alla comprensione del senso vero e profondo della
Parola; i testi sono scelti con cura per creare un clima di preghiera raccolta
e di comunione fraterna; anche l’esistenza di un gruppo lettori aiuta in tal
senso.
Si è iniziato a
fare qualcosa perché giovani e ragazzi possano gustare il vero significato
della preghiera comunitaria e della
liturgia (vedi laboratorio di formazione alla vita cristiana), ma non dobbiamo
dimenticare che essi vivono della testimonianza degli adulti, per cui sarebbe
opportuno non separare le celebrazioni con gli adulti da quelle con i ragazzi e
con i giovani. Infatti il momento celebrativo, non essendo quello catechetico,
ha un linguaggio universale che è quello dei segni. Questa proposta non è
condivisa da tutti, in quanto molti ritengono che celebrazioni liturgiche
differenziate possano risultare più incisive purché siano opportunamente adeguate
ai partecipanti.
Perché ogni
celebrazione si svolga col massimo decoro, splendore, ma anche in maniera
chiara ed essenziale, essa viene accuratamente preparata con l’impegno del
celebrante e l’opera del gruppo degli “ostiari”.
Quando una
coppia chiede di celebrare il matrimonio religioso, essa viene indirizzata al
corso pre-matrimoniale che informa e forma nella comprensione del Sacramento e
nella sua ricaduta nella vita di coppia.
Anche quello
dei funerali è uno dei momenti in cui si può parlare ai “lontani”, per cui
l’annuncio della Parola -che per alcuni potrebbe essere il primo annuncio- può
essere orientato a proclamare il messaggio forte della vittoria di Cristo sulla
morte.
Infine, anche quella delle feste particolari è un’occasione per avvicinare chi occasionalmente frequenta la Chiesa; perciò queste celebrazioni vengono preparate con particolare impegno per l’accoglienza ed il coinvolgimento dei nuovi convenuti, perché abbiano la sensazione di essere a casa loro e per suscitare il desiderio di tornare.
5.
DALLA
LITURGIA CRISTIANA ALLE FORME DI DEVOZIONE E DI PREGHIERA SINGOLA E COMUNITARIA
Nell'universo simbolico liturgico sono importanti la
solennità dei gesti, il canto partecipato, la musica adeguata. E' questo il
punto di riferimento per ogni ulteriore manifestazione devota, quindi anche
delle devozioni popolari. In particolare devozione mariana, devozione circa
vari aspetti della persona di Gesù, processioni, pellegrinaggi... arrícchiscono
la comunità nella misura in cui esprimono un desiderio di approfondimento
religioso e di preghiera liturgica. Sul piano linguistico, quello delle
devozioni popolari è un linguaggio che il popolo ‑ soprattutto in alcune
zone e quartieri della Diocesi ‑ parla e comprende meglio del linguaggIo
simbolico liturgico. E' necessario vigilare sulle devozioni popolari perché non
si sostituiscano ai momenti ordinari di vita liturgica della comunità
parrocchiale, come pure alle forme di meditazione e di preghiera, personale e
comunitaria, legate ai grandi filoni di spiritualità della tradizione
cristiana, antichi e recenti.
q Qual è il livello
di qualità del canto e della musica sacra nelle nostre celebrazioni liturgiche?
Che cosa possiamo fare per migliorare tali aspetti?
q E' conosciuto il
documento della C.E.I. ‑ Commissione episcopale per la Liturgia ‑
«Repertorio nazionale di canti per la Liturgia" del 6 gennaio 2000?
q Come valorizzare la
Liturgia delle Ore nei suoi aspetti comunitari e collegarla con la devozione
personale e comunitaria?
q Siamo convinti
che con le "devozioni" tocchiamo un aspetto dell'evangelizzazione che
non può lasciarci insensibili? Quale atteggiamento abbiamo nei confronti delle
devozioni popolari presenti in parrocchia (es. processioni, tridui, novene
...)? E' possibile immaginare che possano diventare un inizio di ri‑evangelizzazione?
Cosa facciamo per purificarle e correlarle con la vita liturgica?
q Qual è lo stato
delle devozioni cristologiche, mariane e di culto ai Santi, particolarmente dei
Santi Patroni? Sono conosciute le figure spiritualmente significative della
nostra Chiesa (es. il venerabile Don Giustino Russolillo e la Serva di Dio
Madre Ilia Corsaro)?
La qualità ed il livello della musica sacra è discreta; però spesso manca il coinvolgimento diretto dell’assemblea. Per questo è necessario tener conto, nella scelta dei brani, della tematica dei testi e della tipologia dell’assemblea partecipante che comunque va educata ad apprezzare il canto-preghiera. Sempre in riferimento al canto liturgico, il testo citato “Repertorio nazionale di canti per la liturgia” non è comunemente conosciuto.
La Liturgia
delle Ore, nella nostra Parrocchia, è quotidianamente celebrata con le Lodi
mattutine, e nei tempi forti dell’anno liturgico con i Vespri. Si suggerisce di
dare maggiore continuità a queste celebrazioni che potrebbero arricchire la
comunione dell’assemblea.
Nella nostra
Parrocchia le devozioni popolari perdurano ancora più per tradizione ed
abitudine; il fatto che possano costituire un’occasione di ri-evangelizzazione
non sempre produce i suoi effetti in quanto la partecipazione si riduce ai
soliti assidui frequentatori. Perché si ottenga l’effetto sperato, sarebbe
indispensabile farle precedere da adeguate preparazioni capaci di calare il
fedele nelle realtà culturali proprie di questi riti, dandone anche una
spiegazione semplice e chiara dei simbolismi usati.
Tra le
devozioni, quella più sentita è quella mariana per la titolarità della
Parrocchia alla S. Vergine; la devozione popolare di quartiere è proiettata al
culto di San Gennaro e della Madonna dell’Arco; lo scorso novembre è stata
accolta favorevolmente la celebrazione solenne del Santo Patrono Procolo, anche
se rimane una figura alquanto sconosciuta alla maggior parte dei fedeli. Poco
si sa del venerabile don Giustino e della serva di Dio madre Ilia Corsaro e
quasi nulla degli altri Santi locali.
Il culto cristologico,
mariano e dei Santi si risolve spesso con la sola accensione delle lampadine
davanti alla statue e alle immagini in Chiesa.
QUESTIONARIO
DISTRIBUITO IL GIORNO 29 FEBBRAIO
ALLA
COMUNITA’ EUCARISTICA DOMENICALE
Sono state riconsegnate :
98 schede alla Messa delle
18,30 del sabato
30 schede alla Messa delle
7,30
70 schede alla Messa delle
9 del sabato
99 schede alla Messa delle
10,30 (in chiesa) e delle 10,45 (in Salone)
145 schede alla Messa
delle 12
38 schede alla Messa delle
18,30
1) Le nostre celebrazioni riescono a farci riflettere e ad
orientare le nostre scelte ed i nostri comportamenti?
Sempre 230 Spesso 239 Raramente 48 Mai 2
-
Secondo te, hanno effetto sulla vita del nostro quartiere?
Sempre 69 Spesso 114 Raramente 160 Mai 8
2) La predicazione e le liturgie riescono a trasformare la
nostra vita? Ci aiutano a migliorare i nostri rapporti con gli altri, a farci
accettare il lavoro ed i problemi familiari?
Sempre 121
Spesso 176 Raramente 112 Mai 0
3) La Messa e le altre celebrazioni
(Battesimi-Cresime-Adorazioni Eucaristiche-Quarantore, etc.) riescono a
comunicarci Gesù quale Signore che ci dà la vita?
Sempre 265
Spesso 125 Raramente 35 Mai
0
4) Tantissime persone vengono in chiesa solo in occasione
della richiesta di Battesimo, Prima Comunione, Matrimonio, Cresima, etc., senza
partecipare minimamente alla vita parrocchiale e senza vivere cristianamente.
Come dovrebbe comportarsi la nostra Parrocchia in questi casi?
Negare i sacramenti sempre 10 Dare i sacramenti sempre 155
Valutare i singoli casi e decidere 155 Dare i Sacramenti solo dopo un'adeguata Catechesi 205
5) Nelle nostre celebrazioni, sentiamo di essere un’unica
“comunità di discepoli”? Ci sentiamo realmente uniti tra noi in Cristo?
Sempre 288
Spesso 162 Raramente 132 Mai 10
Cosa
eventualmente ci impedisce di sentirci una comunità?
Non
abbiamo fede 32 Non ci conosciamo bene tra noi 180
Non
sentiamo il bisogno di essere uniti 86
Non abbiamo occasioni d’incontro fuori dalle
celebrazioni 126
6) Dalle nostre celebrazioni
usciamo più forti e desiderosi, come gli apostoli, di trasmettere agli altri
quello che abbiamo ricevuto dal Signore?
Sempre 176
Spesso 189 Raramente 85 Mai
3
7) Per te la Domenica è davvero il “Giorno del
Signore”? La S. Messa è il centro di
questo giorno?
8) Cosa si dovrebbe fare per aumentare il numero dei partecipanti
alla Messa domenicale?
Aumentare
il numero delle Messe 65 Celebrare le Messe anche nei rioni 117
Andare
per le case ad evangelizzare 177 Rendere le Messe più gioiose e meno noiose
316
9) La Domenica oltre alla Messa, quali altri momenti
di preghiera o celebrazione dedichiamo al Signore?
Nessuno 24 Le Lodi o i Vespri 53 Il Rosario 217 Una preghiera a tavola 59
Preghiera
del mattino 178 Preghiera della sera
226 Niente 24
10) Quello che
avviene nelle varie celebrazioni liturgiche (Messa, battesimi, Esequie, ecc…)
ti è sempre chiaro?
Sempre 170
Spesso 155 Raramente 44 Mai
3
11) Cosa vorresti si facesse per comprendere meglio ciò che
avviene durante una liturgia?
Qualcuno dovrebbe spiegare mano a mano quello
che si fa 189
Creare un opuscoletto che aiuti a spiegare e
a comprendere le liturgie 141
Incontri durante la settimana 80
12) Come consideri
le nostre liturgie?
Belle 195 Noiose 46 Gioiose 216 Disordinate 13 Poco decorose 2
13) Durante la S.
Messa a cui partecipi (alle ore …………..)
il canto ti aiuta o non ti aiuta a pregare?
Ore 18.30 Sabato Sera Mi aiuta nr.77 Mi
è indifferente nr.11 Mi infastidisce nr.2
Ore 09.00 Mi
aiuta nr. 57 Mi indifferente. nr.2
Mi infastidisce nr.
Ore 10.30 Mi aiuta nr.85 Mi
indifferente nr.9 Mi
infastidisce nr.
Ore 12.00 Mi aiuta nr.124 Mi
è indifferente nr.13 Mi infastidisce nr.5
Ore 18.30 Mi aiuta nr.25 Mi
è indifferente nr. 0 Mi infastidisce nr. 0
14) Quali di
queste figure di santi legati alla nostra Chiesa di Pozzuoli conosci?
Venerabile
Don Giustino Russolillo 83 Serva
di Dio Madre Ilia Corsaro 25
San
Procolo 152 S. Artema 6 S. Sossio 22 Nessuna
di queste 180
16) Hai altri
suggerimenti o richieste da fare per una migliore qualità delle nostre
celebrazioni liturgiche?
Dal questionario che è stato compilato da un campione di circa 500
fedeli della nostra parrocchia (480, per l’esattezza), emerge che le
celebrazioni liturgiche nella nostra Parrocchi sono “sufficientemente”
apprezzate. Riscuote un notevole apprezzamento la Messa delle 10.30, essa
risulta molto gioiosa e viva, con canti gradevoli e partecipazione attiva
dell’assemblea: ma bisogna tener cconto che è la c.d. “Messa delle famiglie”
(non solo “dei fanciulli”, i genitori devono sempre più essere coinvolti in
prima persona).
Purtroppo ci sono anche punti negativi che vanno tenuti
in considerazione. Si richiedono omelie più semplici, meno filosofiche, perché
l’assemblea è molto eterogenea: in esse si dovrebbero toccare punti più vicini
alla vita quotidiana. Inoltre, è richiesta una maggiore apertura verso i
giovani, ed un maggiore coinvolgimento dei fedeli durante la liturgia: questa
dovrebbe essere spiegata da un regista liturgico, e non rimanere solo una serie
di riti di cui molti non comprendono il significato. Inoltre si richiede più
spazio per le confessioni. Molto richiesta è l’accompagnamento della musica
durante tutte le Messe della domenica. Occorre
inoltre migliorare il servizio di proclamazione della Parola, talvolta
incomprensibile. Qualcuno ha proposto di inserire incontri di catechesi al
mattino per agevolare tutte le fasce lavorative.
Infine i fedeli gradirebbero che le due Messe principali della domenica
(10.30 – 12.00) fossero celebrate dal Parroco.
Allegata ad un questionario,
in forma anonima è stata consegnata al parroco una lettera. Ad essa il Parroco
ha risposto nel numero successivo di Il Crocevia, il bollettino
d’informazione della parrocchia.
1.
Al nostro parroco don Pino,
l’idea di
creare un questionario per apportare consigli e miglioramenti alla vita della
comunità parrocchiale è indubbiamente cosa gradita e piacevole, ma non basta un
sì o un no per fare di più.
Mi sono permessa di
aggiungere questo foglio con dei pensieri che potrebbero, senza presunzione, far
capire che molto si dovrebbe fare per piacere a nostro Signore.
Consigliate ai membri della
comunità di sfruttare i loro incontri per la recita del Santo Rosario, per
momenti più intensi di preghiera o di lettura dei Sacri Testi, di partecipare
alla Santa Messa quotidiana per imparare così a vivere come il Signore chiede,
per imparare a comportarsi educatamente in chiesa, con gli altri, ma
soprattutto a come amare Dio.
Insegnate ai bambini e ai
giovani che si è bello partecipare gioiosamente con canti e movimenti ritmici
alla Santa Messa, ma che ciò non deve distoglierli dal fine per il quale vi
partecipano, Gesù è il Signore della gioia, ma gradisce il silenzio, l’amore
sincero e non finalizzato ed ipocrita.
Non condivido il concetto
di “comunità parrocchiale” sempre interessata, chiusa, limitata; la comunità
cristiana è una! Aperta, disposta all’accoglienza, allo scambio di aiuti
e consigli per diventare così veri fratelli in Cristo.
Tanto vorrei dire, ma non
posso prolungarmi per non diventare scortese.
Questi miei pensieri sono
dettati dal mio cuore, che vorrebbe vedere tutti innamorati di nostro Signore,
affinché Egli e sua Madre potessero trovare un po’ di sollievo nel loro cuore
tanto sofferente.
Vi abbraccio e prego per
voi.
2.
Carissima,
proprio questa mattina
(giovedì) leggo nella lettura delle Lodi: “Chi rifiuta la correzione disprezza
se stesso, chi ascolta il rimprovero acquista senno” (Pro 15). È dunque con
gioia che accolgo quello che tra l’altro non considero neanche un rimprovero,
ma un sincero e appassionato contributo per crescere tutti insieme nell’amore
verso Dio e verso il nostro prossimo. Anche io so “che molto si dovrebbe fare
per piacere a nostro Signore”, come dici: d’altronde, siamo in cammino, e non
possiamo avere nessuna presunzione di essere già arrivati. Né a livello
personale, né come parrocchia. Ben dunque vengano aiuti come il tuo.
Mi permetterai
però di dirti che alcuni punti della tua lettera mi risultano un po’ oscuri. Ad
esempio: la recita del Santo Rosario in Parrocchia si ha ben due volte al
giorno (al mattino e alla sera); di “momenti più intensi di preghiera o di
lettura dei Sacri Testi (credo che tu voglia dire la Bibbia) se ne hanno
diversi, ad esempio la Lectio Divina del mercoledì sera… Dunque, già si
fa quello che tu chiedi. O forse vorresti un “di più”? Ma in cosa consiste
questo “di più”?
Inoltre: il
questionario non ha la pretesa di indicare cosa fare di più, sono altri i modi
per discernere quanto fare e come farlo. Serve solo –nell’ambito della
preparazione al sinodo- a farci riflettere sulla qualità delle nostre
celebrazioni, e ad iniziare un colloquio tra noi su questo tema. Punto. Non
vuole essere nulla di più.
Ed ancora: ai
bambini e ai giovani si insegna anche il silenzio e l’amore sincero, come tu dici.
Nella catechesi, ma anche con “esperienze” concrete. Non so se eri presente
quando, ad esempio, i bambini hanno vissuto un tempo di adorazione dinanzi al
Santissimo nel corso delle Quarantore. Oggi però si insiste molto – non
potrebbe essere altrimenti – sul modo di parlare ai bambini e ai giovani, che
deve essere adeguato a loro. Dice lo stesso san Paolo che “quand’ero bambino,
parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto
uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato” (1 Cor 13). Non cerchiamo di
imporre ai bambini e ai ragazzi il modo adulto di essere e comportarsi, anche
in Chiesa.
Infine: so
anch’io che molte volte non si potrebbe parlare di “comunità” perché vi sono
chiusure e difficoltà di relazioni tra chi fa lo stesso cammino di fede, ma
superare questo stato di cose avendo sempre presente la meta finale (la
“comunità che è aperta, disposta all’accoglienza, allo scambio di aiuti e
consigli per diventare veri fratelli in Cristo”) è la fatica della comunione.
La comunione la si costruisce, talvolta con molta fatica, con grandi sforzi. Ma
di tutti, non solo di alcuni: tutti siamo chiamati a “sporcarci le mani” nel
tentativo di creare un clima di fraternità e di gioia, anche all’interno della
nostra comunità cristiana. Sennò, non ha senso notare che non sempre è così.
Allora: ti
aspetto, insieme a tanti altri fratelli e sorelle, per costruire insieme la
nostra parrocchia come “la casa e la scuola della comunione”, come ci chiede il
Papa. Ciao.
Don Pino